art*science 2018 | Art & Climate Change

L’argomento del Climate Change

Il tema di art*science 2018 è il Climate Change, i cambiamenti climatici, e il ruolo che l’arte può avere nell’interpretare e rendere consapevoli delle grandi trasformazioni che il nostro Pianeta sta attraversando. L’idea di art*science 2018 prende le mosse da vari studi scientifici che, all’interno di uno scenario climatico globale, prevedono un innalzamento del livello dei mari e il progressivo inaridimento di alcune aree. A causa del cambiamento climatico i ghiacciai si stanno sciogliendo, il livello dei mari aumenta e la desertificazione avanza.

Secondo il XII rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale):

Il 2016 a livello globale è stato l’anno più caldo sia della serie di temperature medie annuali sulla terraferma (con uno scarto di 0.10°C dal precedente record del 2015) che della serie comprensiva di continenti e oceani (con uno scarto di 0.04°C dal precedente record 2015). L’anomalia della temperatura media globale sulla terraferma, rispetto al trentennio climatologico 1961-1900, è stata di +1.31°C > http://www.ncdc.noaa.gov/cag/time-series/global/globe/land_ocean/ytd.
I 18 anni più caldi dell’intera serie storica sono il 1998 e tutti gli anni successivi al 2000.
Con il 2016, la temperatura media annuale globale segna un nuovo record della serie per il terzo anno consecutivo.
[F.Desiato, G.Fioravanti, P.Fraschetti, W.Perconti, E.Piervitali, V.Pavan, Gli indicatori del clima in Italia, Roma, ISPRA, 2017]

Secondo uno studio dell’ENEA, il livello dei mari in Italia è aumentato di 3 cm ogni secolo. Questo fenomeno si è recentemente intensificato nella misura in cui si prevede che raggiungerà una media di 90 cm con estremi che finiranno per mettere a repentaglio diverse città costiere. Secondo un altro studio, realizzato dal CMCC (Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici), ad oggi un quinto del territorio della penisola è a rischio desertificazione. Questo fenomeno è divenuto particolarmente urgente negli ultimi anni, con diverse aree della penisola colpite da un clima molto caldo e secco.

Secondo un studio del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change):

Nel periodo 1901-2010, il livello medio globale del mare è aumentato di 0,19 [0,17-0,21] m. Il tasso di innalzamento del livello del mare dalla metà del XIX secolo è stato maggiore del tasso medio durante i due millenni precedenti. È molto probabile che il tasso medio di innalzamento globale del livello medio del mare sia stato di 1,7 [da 1,5 a 1,9] mm/a tra il 1901 e il 2010 e 3,2 [2,8- 3,6] mm/a tra il 1993 e il 2010. […] È probabile che percentuali simili siano avvenute tra il 1920 e il 1950.
[The Core Writing Team, R.K. Pachauri, L.A. Meyer (a cura di), Climate Change 2014: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Ginevra, IPCC, 2014]

I processi di sommersione e desertificazione modificano profondamente non solo l’orografia ma anche gli habitat, la flora e la fauna, gli insediamenti, le abitudini delle popolazioni locali, l’economia, le attività e la cultura di quelle aree. Nonostante l’abbondanza di dati e studi che tentano di chiarire questi problemi non c’è accordo su quando e come questi fenomeni si verificheranno, né è stata decisa una strategia unificata per affrontarli. Le discussioni e i forum pubblici sono ancora scarsi e spesso si concentrano su singoli problemi, come se potessero essere studiati e risolti separatamente.

Tuttavia, in questi ultimi anni l’emergenza delle problematiche legate al clima ha coinvolto la sensibilità di varie culture, prima ancora che nazioni, verso una convergenza di idee, prospettive, attitudini, attività sociali, economiche, politiche, scientifiche, tecnologiche, volte a comprendere e affrontare queste problematiche. Argomenti come il “verde”, la “sostenibilità”, il riutilizzo e il riciclo, le energie alternative e quelle rinnovabili, l’ambiente come habitat, il concetto di “Natura”, hanno avuto un’ampia diffusione, anche se talvolta in maniera contraddittoria. Reciprocamente, si è fatta strada la consapevolezza dell’inquinamento degli ecosistemi, dello spreco di risorse, del rapporto sbilanciato con le altre specie e con il vivente non umano, dell’impatto di una pervasiva e invadente dimensione artificiale umana. Sono emerse responsabilità che non possono essere più a lungo differite o evitate. Più conosciamo il mondo in cui viviamo, grazie alle discipline scientifiche e alle tecnologie, più ci rendiamo conto da un lato della nostra relatività e della coesione del mondo naturale, dall’altro delle nostre responsabilità e delle conseguenze delle attività umane.

Oggi è necessaria una riflessione globale su questi mutamenti e sulle loro cause. Servono delle azioni sulle conseguenze in ambito economico e sociale di questi cambiamenti e sulle modalità con cui è possibile minimizzarne gli effetti o adattarvisi. Bisogna intervenire sulle catastrofi naturali, sociali e politiche che questi eventi causano e affrontare le contraddizioni interne alle società e alle culture. È necessario un cambio di paradigma nelle trasformazioni dei modi di vita, delle abitudini, delle idee che ci definiscono e che definiscono il nostro rapporto col mondo, con l’ambiente umano e con le altre specie. Forse è tempo di riprendere quel “contratto naturale” che Michel Serres auspicava quasi trent’anni fa (Michel Serres, Le contrat naturel, Paris, Flammarion, 1990; trad. it. in Il contratto naturale, Milano, Feltrinelli, 1991). L’arte può aiutare questa consapevolezza, può fornire narrazioni, idee e visioni utili per affrontare il futuro. L’arte può favorire questo passaggio epocale, queste trasformazioni, il cambiamento di paradigma che le culture umane devono affrontare. Molti artisti, con approcci diversi, sono consci delle problematiche del climate change e operano in questa direzione: si tratta dunque di un tema emergente.

Sito ufficiale del ciclo di conferenze: https://artscience.online/