Viaggio alla scoperta delle criptovalute

In qualità di early adopter ed ex-minatore di criptovalute seguo con interesse il recente rush del bitcoin e di alcune delle monete digitali che sostanzialmente ne seguono l’andamento sui mercati o pseudo-mercati ad oggi esistenti.

L’immagine che precede l’articolo mostra il grafico che rappresenta l’impennata del valore del bitcoin (cambio btc-usd) che si è verificata sui mercati a partire dalle ore 21:00 del 17 febbraio fino alle 20:00 del 18 febbraio, ora in cui viene redatto l’articolo ed in cui il prezzo di 1 BTC si attesta sui 3880.64 USD (fonte Bitstamp).

Il mercato, come si dice nel gergo, è di conseguenza stato condizionato positivamente verso un sentimento c.d. “bullish“, nonostante si sia di gran lunga lontani dai $19,700 e rotti toccati nel Dicembre 2017.

L’universo delle criptomonete, giù più volte dato per spacciato, è invece ancora in evoluzione crescente ed esponenziale al punto che anche i suoi più noti detrattori hanno iniziato a valutarne l’impatto sul mondo della finanza.

È di pochi giorni fa la notizia che il CEO della banca di investimenti JPMorgan, Jamie Dimon, noto per le sue invettive contro il bitcoin, abbia annuciato la nascita del progetto JPM Coin, una moneta digitale che adotta una tecnologia simile a quella di altre stablecoins e valute digitali. Ovviamente il popolo della rete si è sollevato ed unito nel criticare aspramente la mossa del colosso degli investimenti USA, il cui interesse è sostanzialmente meramente speculativo.

Tra i sostenitori del bitcoin è invece da annoverare Tim Draper, investitore miliardario la cui fiducia nella criptovaluta lo spinge a prevedere che il prezzo di un bitcoin sfiorerà entro il 2022 un valore di oltre 250.000$… sarà vero? (Chi vivrà, vedrà).

Per sapere di più sul btc, consiglierei di partire dal sito ufficiale del bitcoin o dal wiki del progetto.

Per dare invece uno sguardo all’andamento dei mercati: https://coinmarketcap.com/.

Consiglio vivamente di non avventurarsi assolutamente nel mondo delle criptovalute senza essersi prima dotati di strumenti adeguati ad acquisire una certa confidenza con la terminologia e soprattutto con le problematiche connesse a rischi ed esigenze di sicurezza informatica che permeano il funzionamento della blockchain ed in generale il mondo delle monete digitali, svolgendo prima, se necessario, un adeguato percorso di ricerca e formazione, nella consapevolezza che sia per gli utenti che per gli attori (mercati, sviluppatori) del settore ad oggi i rischi ed i costi superano ancora di gran lunga i vantaggi che ci si potrebbe augurare di ottenere.

È storia nota ad esempio quella della sparizione di monete alternative (le c.d. altcoins) o di intere piattaforme di exchange dalla sera alla mattina, fenomeno che da sempre (e tuttora) è parte integrante del mondo delle criptovalute e ne è probabilmente caratteristica inscindibile in assenza di una regolamentazione sovrannazionale che però sgli stessi utilizzatori considerano come “deprecated”, trattandosi, come per tutto ciò che viaggia su internet, di esperienze e progetti le cui fortune sono soprattutto legate alla natura aperta della rete.

I casi Mt.Gox e Cryptsy

Nel 2006 Jed McCaleb creò un sito web per favorire lo scambio di carte del gioco Magic: The Gathering Online tra gli utenti.

Nel 2007, comprò il dominio mtgox.com acronimo di “Magic: The Gathering Online eXchange”.

Il servizio rimase online per 3 mesi nel 2007 con scarso successo e fu quindi chiuso.

Venne riutilizzato nel 2009 per il gioco di carte The Far Wilds.

In seguito il dominio fu venduto al programmatore Mark Karpelès, il quale all’epoca viveva in Giappone.

Mt.Gox nasce nel Luglio 2010 a Shibuya (Tokyo) e diventa in poco tempo l’exchange di riferimento nel mondo delle criptovalute.

Dal 2013 fino al 2014 gestisce oltre il 70% di tutte le transazioni bitcoin nel mondo. A febbraio 2014 il disastro: Mt. Gox sospende le transazioni, chiude il sito ed il servizio dichiarando bancarotta. Ad aprile 2014 la società comincia le procedure di liquidazione.

Interfaccia del sito web dell’exchange Mt.Gox

Nel Giugno 2011 una falla di sicurezza portò ad un crollo del valore di un BTC a 1 cent/$.

Un pirata informatico riuscì ad impossessarsi illegalmente di un gran numero di bitcoin (circa 2000).

L’exchange rimase offline per diversi giorni.

Questa fu solo una delle tante magagne che la società dovette affrontare.

  • Il 2 Maggio 2013, CoinLab intentò una causa da 75 milioni di dollari contro Mt.Gox per una violazione del contratto riguardante la gestione dei clienti;
  • Il 15 Maggio 2013 l’ US Department of Homeland Security (DHS) emise un mandato per il sequestro di fondi da una sussidiaria di Mt.Gox la quale non aveva le licenze dovute per operare;
  • Nel Giugno 2013 Mt.Gox sospese i prelievi in dollari in quanto una delle banche che gestiva i fondi del sito chiuse i conti della società;
  • Il 5 Agosto 2013, Mt.Gox subisce “perdite significative” a causa dell’ accredito dei depositi che non erano stati completamente liquidati;
  • Varie volte gli utenti si erano già lamentati di ritardi nelle tempistiche di prelievo.

Karpelès, detentore di una quota societaria pari all’88%, aiutato anche da Roger Ver riuscì a superare queste problematiche e a guidare l’ascesa di Bitcoin.

Decise di aiutare la Bitcoin Foundation donando 5000 bitcoin.

A metà Maggio 2013, MtGox smistava oltre 150.000 Bitcoin al giorno.

Personaggio carismatico secondo alcuni insider si riteneva il re del Bitcoin e pensava di avere un quoziente intellettivo (QI) superiore alla media.

Il disastro dietro l’angolo

A Febbraio 2014 iniziano i veri problemi.

Inizialmente (7 Febbraio) la società interruppe tutti i prelievi di Bitcoin adducendo scuse con un cominicato.

Dieci giorni dopo i prelievi erano ancora in stallo e il CEO si rifiuta di commentare le voci circa i problemi finanziari della società. Migliaia di utenti erano in attesa dei propri fondi.

Per evitare le accese proteste fuori dalla sede gli uffici furono spostati lontano da Shibuya nel frattempo il valore di BTC scende di oltre il 20% su Mt.Gox rispetto agli altri exchange.

Il 23 Febbraio 2014 Karpelès si dimette dal consiglio di amministrazione della Bitcoin Foundation, cancellando tutti i suoi tweet.

Il giorno dopo Mt.Gox chiude tutte le transazioni, va offline e annuncia in un comunicato la perdita di 744.408 Bitcoin (circa 450.000.000$).

In seguito la cifra fu corretta a 850.000 Bitcoin persi dei quali 200.000 furono poi recuperati.

In questo periodo (dai primi di Febbraio alla fine del mese di Marzo) il valore di BTC scese del 36%.

Karpelès dichiarò che problemi tecnici avevano aperto la strada a prelievi fraudolenti.

Non si è ancora capito se si sia trattato di furto, frode, malagestione o una combinazione di eventi.

Iniziarono diverse cause legali e la società chiese istanza di protezione bancaria negli Stati Uniti.

Erano circa 130000 i creditori di Mt.Gox.

La compagnia di sicurezza Tokyo WizSec in seguito ad attente analisi giunse alla conclusione che i Bitcoin furono rubati direttamente dai wallet di Mt.Gox in modo continuativo dal 2011.

Il CEO fu incolpato di tutta la vicenda, pur se non emersero prove dirette a suo danno (se non la negligenza…), venendo perseguito solo per appropiazione indebita e manipolazione dei sistemi per l’aver aumentato il saldo di un account, addebito che però non fu mai correlato con l’ammanco dei 650.000 bitcoin spariti nel nulla.

Solo una piccola parte di denaro fu restituita ai creditori e Karpelès dichiarò quanto segue: “Sarò dispiaciuto per tutta la vita per quanto è successo e per i danni che questa vicenda ha causato. Io sono innocente e l’ho dimostrato davanti alla corte”.

In seguito all’accaduto Bitcoin fu dichiarato morto e le criptovalute destinate a fine certa.

Ad oggi l’exchange ormai defunto ha ancora in mano un grosso quantitativo di Bitcoin che viene periodicamente venduto per restituire denaro ai creditori generando ripetuti crolli del valore dei Bitcoin.

Cryptsy/Project Investors, Inc.

Non dissimile è la storia dell’improvvisa bancarotta di un altro importante exchange, nato nel 2013 in Delray Beach, Florida e capitolato nel 2015, sul cui CEO Paul Vernon (aka Big Vern) pende tuttora una condanna in seguito ad una class action attivata dinanzi alla Corte del distretto della Florida del Sud (Vernon si è dato alla fuga probabilmente in Cina dove in seguito pare abbia anche avuto l’ardire di aprire un nuovo exchange) per un ammanco che si attesterebbe sui 5.000.000$ di dollari (Cryptsy aveva circa 250.000 utenti al momento dello shutdown).

L’avvocato David Silver, che ha condotto la class action per conto degli utenti, conclusasi con il sequestro della casa intestata alla moglie di Vernon ed una sua condanna al risarcimento per 8.000.000 di dollari, dichiara:

“No one is quite sure exactly where Vernon is today, although former Cryptsy users have looked skeptically at a new Chinese exchange called BiteBi9 that has striking similarities to Cryptsy. Its website was registered by someone named Bao Luo — Chinese for “Paul” — with an email address from Project Investors, the parent company of Cryptsy. It’s basically a mockup of Cryptsy, just operating in China”.

“Nessuno sa dove si trovi Vernon, sebbene alcuni ex-utenti di Cryptsy abbiano notato una certa somiglianza tra il sito di un nuovo exchange cinese denominato BiteBi9 e quello attraverso il quale operava Crypsty. Il sito cinese è registrato a nome di un certo Bao Luo – che sta per “Paul” in cinese – attraverso un indirizzo email di Project Investors, la società a cui faceva capo Cryptsy. È, in pratica, una copa di Crypsty operante in Cina”.

È molto complessa la ricostruzione di come siano andati realmente i fatti.

I database di Cryptsy sembrerebbero essere stati cancellati insieme a tutti i contenuti del sito.

È probabile che Vernon non avesse intenzione di frodare gli utenti, ma che solo in seguito all’aver subito un hackeraggio e alla conseguente sottrazione di fondi dalla piattaforma da lui gestita abbia deciso di dar luogo al comportamento fraudolento per il quale è stato poi giustamente condannato.

Inizialmente difatti, prima della chiusura, l’operatività degli account degli utenti di Cryptsy fu solo sospesa, forse perché Vernon riteneva di poter recuperare parte dei fondi perduti e continuare a tenere in vita l’exchange.

Almeno questa sembrerebbe essere la versione ad oggi considerata ufficiale.

Però il fatto che egli abbia deciso di sparire nel nulla senza affrontare apertamente la vicenda ci autorizza a ritenere che le cose siano andate diversamente e che alla base della bancarotta vi sia stata una volontà ben più strutturata e volta unicamente alla sottrazione di fondi. È probabile che Vernon avesse debiti contratti in seguito ad attività precedenti (non è raro nel caso di entrepeneurs e startuppers) ai quali ha cercato di rimediare… nel peggiore dei modi.

Se davvero oggi si nasconde in Cina, c’è già chi suggerische di rintracciarlo grazie alla tecnologia, vista la recente introduzione di sistemi di riconoscimento facciale basati su machine learning per fini di controllo sociale e previsione di modelli di comportamento delle persone (reati compresi).

La cosa che colpisce delle vicende Mt.Gox e Cryptsy è che si trattava di due tra gli exchanges considerati più stabili, sicuri ed affidabili dalla comunità dedita al mining e trading di criptovalute.

Chiudo l’articolo con una parola chiave che, importata dal mondo della finanza in quello dei bitcoins, dovremmo sempre tenere a mente nelle nostre incursioni nel mondo delle monete elettroniche: volatilità… del denaro, dei libri contabili (ledgers), delle transazioni, dei mercati, di tutte le informazioni salvate su supporti elettronici.

La bistrattata carta e il buon vecchio materasso della nonna attendono di essere nuovamente rivalutati come gli unici luoghi sicuri in un futuro che sarà di certo tendenzialmente steampunk.

Per saperne di più:

L’Università della Svizzera Italiana – SUPSI offre un corso sulla blockchain, la tecnologia alla base delle criptomonete: Certificate of Advanced Studies (CAS) SUPSI in Blockchain.

Su twitter ho raccolto in una lista alcuni accounts (alcuni un pò datati) i cui cinguettii sono inerenti al mondo delle criptovalute: twitter > Koinz.

Fonti e links:

Articolo su Mt.Gox di Matteo Gatti

http://www.cryptsysettlement.com/